Le azioni Banca Monte dei Paschi di Siena indossano la maglia nera sul Ftse Mib con un ribasso del 3,2%…Le azioni Banca Monte dei Paschi di Siena indossano la maglia nera sul Ftse Mib con un ribasso del 3,2%…

Le azioni MPS affondano dopo piano industriale: qualcosa non piace?

2026/02/27 17:17
6 min di lettura

Le azioni Banca Monte dei Paschi di Siena indossano la maglia nera sul Ftse Mib con un ribasso del 3,2% a 8,61 euro, in netta controtendenza rispetto a un indice di riferimento che invece avanza dello 0,27%. Il movimento dell’ultima seduta pesa anche sul bilancio mensile della quotata senese: il titolo porta infatti il rosso di febbraio allo 0,6%, pur restando in forte rialzo su base annua (+23%).

Un dato che sembra suggerire una ben precisa situazione: dopo una corsa significativa negli ultimi dodici mesi, il mercato sembra quasi voler ricalibrare le aspettative alla luce delle nuove indicazioni strategiche.

Il calo dell’ultima ottava non è causale ma coincide con la presentazione del piano industriale 2026-2030, approvato dal consiglio di amministrazione al termine dell’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mediobanca.

Il nuovo piano incorpora un potenziale di sinergie stimato in 700 milioni di euro, ma evidentemente qualche elemento non sembra convincere del tutto gli investitori. La reazione del mercato suggerisce che, al di là dei numeri prospettici, ci siano dubbi su execution, sostenibilità dei target o tempistiche di realizzazione dei benefici annunciati.

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Piano MPS 2026-2030: nuova struttura e focus sulle sinergie

Il piano strategico della banca toscana ridisegna in modo significativo l’assetto organizzativo dell’istituto senese. La banca opererà attraverso cinque divisioni di business: Retail & Commercial Banking, Consumer Finance, Asset Gathering & Wealth Management, Private Banking e Corporate & Investment Banking. A queste si aggiunge l’attività di Principal Investing, che include la partecipazione strategica in Generali e contribuisce per circa l’8% ai ricavi complessivi del gruppo.

La nuova architettura punta a valorizzare le diverse anime della banca, rafforzando il presidio commerciale e ampliando le fonti di ricavo, con un peso crescente delle commissioni. Il completamento dell’operazione su Mediobanca rappresenta un passaggio chiave del progetto industriale, con l’obiettivo di estrarre 700 milioni di euro di sinergie, tra efficienze di costo e integrazioni operative. Tuttavia, il mercato potrebbe interrogarsi sulla reale capacità di realizzare tali sinergie nei tempi previsti e senza impatti negativi sulla redditività nel breve termine.

Inoltre, la maggiore complessità organizzativa e l’ampliamento del perimetro operativo comportano inevitabilmente rischi esecutivi. Dopo anni di ristrutturazione e di progressivo risanamento patrimoniale, MPS si trova ora in una fase espansiva che richiede disciplina gestionale e stabilità del contesto macro. È proprio questo cambio di passo, da banca in turnaround a gruppo con ambizioni di crescita strutturale, che potrebbe aver generato una certa prudenza tra gli investitori.

Target finanziari ambiziosi: crescita di ricavi e utili al 2030

Sul piano dei numeri, il piano 2026-2030 presenta obiettivi ambiziosi. Il margine di intermediazione è atteso a 9,5 miliardi di euro nel 2030, rispetto ai 7,6 miliardi dell’ultimo esercizio disponibile, con un tasso di crescita medio annuo del 4,6%. Particolarmente significativo il contributo della componente commissionale, prevista in aumento con un CAGR del 5,6% tra il 2025 e il 2030, a conferma della volontà di ridurre la dipendenza dal margine di interesse.

Sul fronte dell’efficienza operativa, il cost/income ratio è stimato in miglioramento dal 46% previsto per il 2025 al 38% nel 2030. Un progresso importante, che presuppone un controllo rigoroso dei costi e la piena realizzazione delle sinergie annunciate. Anche l’utile netto adjusted è indicato in forte crescita: dai 2,4 miliardi stimati per il 2025 si dovrebbe arrivare a 3,7 miliardi nel 2030, con un passaggio intermedio a 3,3 miliardi nel 2028.

Si tratta di target con l’asta molto in avanti, che incorporano uno scenario macro relativamente favorevole e una stabilità dei tassi non penalizzante per il settore bancario. È possibile che parte del mercato consideri queste proiezioni già in buona misura scontate nelle valutazioni attuali, soprattutto dopo il +23% su base annua del titolo? L’andamento di oggi sembra lasciarlo trapelare.

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Capitale e dividendi: payout al 100%, ma basterà a convincere il mercato?

Un elemento centrale del piano riguarda la solidità patrimoniale della banca toscana. Il CET1 ratio è atteso intorno al 16% lungo tutto l’orizzonte di piano, livello che garantirebbe un ampio margine rispetto ai requisiti regolamentari. Il management ha inoltre indicato un buffer di capitale di circa 3 miliardi di euro al 2030, calcolato su un CET1 target del 13%. Questo margine potrebbe essere utilizzato per nuove opportunità di crescita o per una remunerazione più generosa degli azionisti.

Proprio sul fronte della remunerazione arriva una delle indicazioni più forti: la banca punta a un pay out del 100% per l’intero arco del piano industriale, con una distribuzione complessiva stimata in circa 16 miliardi di euro, subordinatamente al raggiungimento degli obiettivi di utile netto. Un messaggio chiaro al mercato: MPS intende premiare gli azionisti in modo significativo.

Eppure, nonostante questa promessa di ritorni elevati, la reazione in borsa della banca è stata negativa. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che un payout così elevato, se da un lato è attraente, dall’altro riduce la flessibilità in caso di shock macroeconomici o di mancato raggiungimento dei target. Inoltre, il mercato potrebbe voler vedere prove concrete di crescita sostenibile prima di assegnare multipli più elevati al titolo.

Insomma il ribasso del 3,2% a 8,61 euro in atto mentre è in corso la redazione dell’articolo sembra riflettere un mix di prese di profitto e prudenza di fronte a un piano industriale ambizioso e articolato. MPS resta in solida crescita su base annua, ma ora la sfida si sposta dall’annuncio dei numeri alla loro effettiva realizzazione.

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