Quattro rialzi di fila non sono un caso. Le azioni Eni avanzano oggi dell’1,1% a 19,10 euro, segnando la quarta sessione consecutiva in territorio positivo. Il movimento consolida un trend già evidente: nell’ultimo mese il titolo ha messo a segno un progresso del 14%, mentre da inizio 2026 il guadagno sale al 16%.
La forza recente va letta in stretta correlazione con la pubblicazione dei risultati preliminari 2025 e con le prime indicazioni sul 2026 fornite dal management di Eni. Il mercato sta premiando la solidità industriale e la capacità di generare cassa, nonostante un contesto di ricavi e redditività in flessione rispetto all’anno precedente.
Partiamo dai numeri dell’esercizio. Nel 2025 Eni ha registrato ricavi della gestione caratteristica pari a 82,15 miliardi di euro, in calo del 7% rispetto agli 88,8 miliardi del 2024. Una flessione che riflette dinamiche di prezzo meno favorevoli e uno scenario energetico meno tirato rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, sul piano operativo emergono elementi di tenuta. La produzione di idrocarburi è salita dell’1% a 1,73 milioni di barili equivalenti al giorno (boe/giorno), dimostrando la capacità del gruppo di sostenere i volumi.
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Sul fronte della redditività, l’utile operativo adjusted si è attestato a 8,34 miliardi di euro, in contrazione del 19% rispetto ai 10,35 miliardi del 2024. Il risultato netto adjusted è stato pari a 4,99 miliardi di euro (-5%), mentre l’utile netto reported si è fermato a 2,61 miliardi. L’utile per azione adjusted è stato di 0,78 euro.
Numeri in flessione, sì, ma complessivamente in linea con le attese del mercato e coerenti con un contesto di normalizzazione dei prezzi energetici.
Il vero catalizzatore del rimbalzo recente va cercato nel quarto trimestre 2025, che ha mostrato segnali più incoraggianti.
Nel periodo ottobre-dicembre, Eni ha registrato un utile operativo adjusted di 1,78 miliardi di euro, superiore agli 1,69 miliardi dello stesso periodo del 2024 e leggermente sopra il consensus che indicava circa 1,71 miliardi.
Ancora più significativo il dato sull’utile netto adjusted, salito a 1,2 miliardi di euro, rispetto agli 892 milioni del quarto trimestre 2024 e sopra le attese degli analisti (circa 0,96 miliardi).
Anche la produzione ha sorpreso positivamente: 1,84 milioni di boe/giorno, in crescita del 7% su base annua e sopra le stime di mercato (1,78 milioni).
In pratica la la parte finale dell’anno ha mostrato un’accelerazione operativa che ha migliorato il sentiment sul titolo. È probabile che il mercato stia ora scontando una maggiore visibilità sui flussi 2026.
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Un altro elemento che sta sostenendo il trend positivo è la generazione di cassa. Nel 2025 Eni ha prodotto 13,33 miliardi di euro di cash flow operativo, di cui 4,35 miliardi nel solo quarto trimestre.
Gli investimenti organici sono stati pari a 8,52 miliardi (2,62 miliardi nel quarto trimestre), completamente coperti dal flusso di cassa. Questo significa che la società ha finanziato gli investimenti senza stressare la struttura finanziaria.
A fine 2025, l’indebitamento netto è sceso a 15,09 miliardi di euro, rispetto ai 18,63 miliardi di inizio anno. Il leverage si è attestato a 0,22, livello che conferma un equilibrio finanziario solido.
In un settore ciclico come quello energetico, la capacità di ridurre il debito anche in un anno di minore redditività è un segnale che il mercato tende a premiare.
Per quanto riguarda il 2026, il management ha rinviato i dettagli completi al Capital Markets Update del 19 marzo 2026, quando verranno illustrati i target industriali e finanziari dell’intero piano.
Tuttavia, alcune indicazioni sono già emerse:
Si tratta di una linea improntata alla disciplina finanziaria, con un focus su progetti ad alto rendimento e su una generazione di cassa sostenibile.
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Il movimento odierno dell’1,1% porta il titolo a 19,10 euro, consolidando un recupero tecnico importante. Il +14% nell’ultimo mese e il +16% da inizio anno indicano un ritorno deciso di interesse sul comparto energy.
Per voi investitori, la lettura è duplice. Sul piano fondamentale, Eni ha mostrato resilienza operativa, cassa robusta e debito in calo. Sul piano tattico, il superamento di resistenze e la sequenza di quattro rialzi consecutivi rafforzano il momentum.
Il mercato sembra voler anticipare un 2026 stabile, con produzione in crescita e disciplina sugli investimenti. Molto dipenderà dalle indicazioni che emergeranno a marzo e dall’andamento delle quotazioni del petrolio visto che quest’ultime da sempre sono il vero catalizzatore delle azioni petrolifere.


