Le azioni Enel sono le protagoniste assolute della prima di ottava mettendo a segno un rialzo del +6% a 9,63 euro che vale una netta sovraperformance rispetto a un Ftse Mib che avanza appena dello 0,8%. La vera e propria corsa a comprare azioni Enel in atto mentre è in corso la redazione dell’articolo non è casuale ma è direttamente collegata alla presentazione del nuovo piano industriale 2026-2028 e all’annuncio di una politica di remunerazione agli azionisti ancora più strutturata, tra dividendi in crescita e nuovo buyback.
Il mercato ha reagito premiando la visibilità sui numeri e la maggiore ambizione sugli investimenti. Dopo un 2025 caratterizzato da una progressiva riduzione del debito e da una razionalizzazione degli asset, Enel sembra quindi tornare ad alzare l’asticella della crescita, puntando su reti e rinnovabili in contesti regolati e stabili. Per gli investitori istituzionali, il messaggio è chiaro: più capex, ma con disciplina finanziaria e ritorni prevedibili.
Il rally odierno si inserisce in un trend già positivo: nell’ultimo mese il titolo è salito del 6%, mentre da inizio anno la performance sfiora il +40%. Numeri che testimoniano un rinnovato interesse per la utility italiana, considerata ora meno difensiva e più orientata alla crescita strutturale.
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Il cuore del nuovo piano è rappresentato da 53 miliardi di euro di investimenti lordi tra il 2026 e il 2028, circa 10 miliardi in più rispetto al precedente piano strategico. Si tratta di una cifra molto consistente che segna una chiara accelerazione rispetto al recente passato.
Le priorità strategiche del colosso dell’elettricità sono tre:
Nel dettaglio, oltre 26 miliardi di euro saranno destinati al Business Integrato, di cui circa 20 miliardi alle rinnovabili, con un incremento di 8 miliardi rispetto al piano precedente. L’obiettivo è aggiungere circa 15 GW di nuova capacità rinnovabile, tra progetti greenfield e brownfield.
Parallelamente, altri 26 miliardi saranno investiti nelle reti, con circa il 55% concentrato in Italia e il resto distribuito tra Iberia e America Latina. Questo porterà la Regulated Asset Base (RAB) a circa 58 miliardi di euro nel 2028, rispetto ai 47 miliardi stimati a fine 2025 (+22%). Per una utility, l’espansione della RAB significa crescita degli asset regolati e maggiore visibilità sui flussi di cassa futuri.
Non a caso, oltre il 90% dei circa 74 miliardi di EBITDA ordinario cumulato atteso nel periodo 2026-2028 deriverà da attività regolate o contrattualizzate. Un elemento che riduce il rischio operativo e rafforza la qualità degli utili.
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Sul fronte della redditività, Enel prevede un utile per azione (EPS) compreso tra 0,80 e 0,82 euro nel 2028, rispetto ai circa 0,69 euro attesi per il 2025. Si tratta di una crescita media annua intorno al 6%, coerente con la dinamica degli investimenti e con l’espansione degli asset regolati.
Anche la politica dei dividendi segue questa traiettoria: il gruppo punta a una crescita media annua del dividendo per azione del 6% tra il 2025 e il 2028. Per l’esercizio 2025 è stata proposta una cedola complessiva di 0,49 euro per azione, confermando l’impegno a garantire ritorni progressivi agli azionisti.
A rafforzare ulteriormente l’appeal del titolo contribuisce il nuovo programma di buyback, che si aggiunge alla distribuzione dei dividendi come leva per incrementare il total shareholder return. Il riacquisto di azioni proprie, con successivo annullamento, sostiene l’EPS e crea valore nel medio periodo.
Il mercato sembra aver colto il segnale: la combinazione tra crescita degli utili, espansione della RAB, incremento delle rinnovabili e remunerazione strutturata degli azionisti rappresenta un mix raramente così equilibrato nel comparto utility europeo.
Considerando la consistenza del balzo di oggi, la domanda ora è una sola: quanto può durare il trend rialzista delle azioni Enel?
Il titolo, grazie all’exploit di oggi, ha registrato un 6% nell’ultimo mese e un impressionante +40% da inizio anno. Una performance che incorpora già parte delle attese positive sul piano industriale. Tuttavia, diversi fattori potrebbero sostenere ancora il movimento, dal visibilità sugli utili fino al 2028, alla crescita strutturale della RAB e delle rinnovabili al fatto che oltre il 90% dell’Ebitda sia legato ad attività regolate o contrattualizzate.
Da non tralasciare poi il dividendo in crescita del 6% annuo e il buyback a supporto dell’EPS.
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Dal punto di vista fondamentale, la traiettoria appare solida e coerente. Dal punto di vista tecnico, però, dopo un +40% YTD, il titolo potrebbe andare incontro a fasi di consolidamento nel breve termine, soprattutto in caso di prese di profitto.
Molto dipenderà anche dal contesto macro: andamento dei tassi di interesse, dinamica dell’inflazione e percezione del rischio sulle utility. In uno scenario di stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari, Enel potrebbe continuare a beneficiare di flussi verso titoli a forte generazione di cassa e dividendo crescente. Vedremo.


