Domani la BCE non apporterà modifiche alla sua politica sui tassi di interesse. Questo esito il mercato lo dà praticamente per scontato già da tempo. Di conseguenza il vero punto della riunione BCE di febbraio 2025 non sarà se i tassi resteranno fermi, ma quando e come verrà preparato il prossimo taglio.
È su questo che si stanno posizionando gli investitori, soprattutto sul reddito fisso e sui settori più sensibili al costo del denaro. In altre parole, la decisione è già nei prezzi. La comunicazione no.
Ma vediamo nel dettaglio cosa attendersi e quali sono le previsioni per i prossimi meeting dell’EuroTower.
Il Consiglio direttivo dovrebbe confermare i tassi BCE invariati, mantenendo l’impostazione prudente adottata negli ultimi mesi. L’inflazione sta rientrando gradualmente e non mostra segnali di riaccelerazione tali da giustificare una postura più restrittiva.
Allo stesso tempo, l’attività economica dell’Eurozona e il mercato del lavoro continuano a reggere, nonostante un contesto geopolitico ancora complesso. Questo mix consente alla BCE di restare in modalità attendista, senza dover intervenire in modo reattivo.
Per gli investitori, il focus sarà quindi sulle sfumature del comunicato e sulle risposte di Christine Lagarde in conferenza stampa.
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Uno degli argomenti più probabili durante la conferenza della governatrice potrebbe essere l’eccessivo rafforzamento dell’euro, con il cambio EUR/USD tornato in area 1,20. Non è necessario essere dei grandi esperti per capire che si tratta di un tema che non può richiamare l’attenzione per i suoi effetti su inflazione importata e competitività. La lettura prevalente tra gli operatori è che questo movimento rifletta più una debolezza del dollaro che una forza strutturale dell’euro. Inoltre, la valuta unica non ha mostrato apprezzamenti significativi contro le altre principali divise, riducendo il rischio di un impatto macro rilevante.
Tradotto: difficilmente il cambio diventerà un trigger di politica monetaria nel breve e quindi cenni si nel corso del discorso della Lagarde ma niente azioni concrete.
La banca centrale continua a ribadire un approccio basato sui dati e riunione per riunione. Questo consente al board di mantenere flessibilità e di adattarsi rapidamente qualora lo scenario dovesse cambiare. Per il mercato, questo significa che non esiste un percorso predefinito dei tassi BCE.
Ogni decisione futura dipenderà dall’evoluzione dell’inflazione core, dalle condizioni finanziarie e dalla dinamica della crescita. È proprio questa impostazione a rendere ogni riunione BCE un evento rilevante, anche in assenza di mosse immediate (come è scontato che accada domani).
Se la riunione di febbraio appare priva di colpi di scena, marzo resta il vero spartiacque. Alcuni gestori ritengono che un taglio preventivo dei tassi BCE possa diventare giustificabile se il quadro macro continuerà a migliorare e le pressioni inflazionistiche resteranno contenute.
In questo scenario, i mercati dei tassi dell’area euro – in particolare quelli dei Paesi periferici – potrebbero continuare a mostrare una performance relativa migliore, beneficiando delle aspettative di un allentamento monetario graduale.
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Dal punto di vista operativo, la riunione BCE di febbraio va letta come un passaggio di conferma, ma con un messaggio chiave: la fase restrittiva è finita, quella di attesa è in corso.
Per chi investe, il vero catalizzatore sarà il cambio di narrativa, non il primo taglio in sé. Detto questo, è un fatto che i mercati obbligazionari siano sensibili sempre al tono dell’EuroTower e che i settori difensivi e rate-sensitive stiano già guardando oltre febbraio.
