Le azioni Poste Italiane viaggiano sui top di sempre e continuano a catalizzare l’attenzione degli investitori. Nella seduta odierna il titolo avanza dello 0,74%, muovendosi stabilmente sopra quota 23 euro, mentre la performance da inizio anno segna già un +6,6%.
Il movimento non appare casuale né puramente speculativo. Alle spalle c’è una storia di re-rating strutturale, sostenuta da fondamentali solidi, visibilità sugli utili e una politica di remunerazione che resta tra le più interessanti del panorama europeo.
La domanda chiave che gli investitori si stanno ponendo adesso è una sola: fin dove possono spingersi i prezzi della quotata gialla?
Negli ultimi dodici mesi Poste Italiane ha messo a segno una performance particolarmente robusta, con un total return vicino al 64%, nettamente superiore alla media del settore assicurativo europeo. Un dato che certifica come il mercato abbia progressivamente rivalutato il profilo del gruppo, riconoscendone la qualità e la resilienza.
Secondo Berenberg, questo re-rating riflette diversi fattori chiave, dalla solidità dei fondamentali finanziari fino ai robusti livelli di solvibilità, dal payout dei dividendi elevato (area 70%) fino ai benefici diretti per la divisione bancaria BancoPosta in uno scenario di tassi ancora relativamente elevati.
In particolare, il margine di interesse netto di BancoPosta è atteso a 2,7 miliardi di euro sia nel 2025 sia nel 2026, un livello che continua a sostenere la redditività complessiva del gruppo. A questo si aggiunge il valore strategico dell’investimento in TIM, che il mercato tende a considerare come un’opzione di medio periodo.
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È proprio sul fronte valutativo che arrivano le indicazioni più rilevanti per chi guarda al potenziale di ulteriore apprezzamento. Berenberg ha aumentato il target price da 22,60 a 26,40 euro, confermando il rating buy sul titolo (comprare).
Il nuovo obiettivo incorpora una revisione al rialzo dei multipli di valutazione, pari a 12,1 volte gli utili, se si escludono la partecipazione e i contributi legati a Tim. In termini pratici, questo implica un upside potenziale superiore al 14% rispetto alle quotazioni attuali sopra i 23 euro.
Non solo. Secondo gli analisti c’è anche anche un potenziale margine per ulteriori revisioni positive, qualora Poste decidesse di incrementare ulteriormente il payout ratio. Un’ipotesi che potrebbe emergere in occasione della pubblicazione dei risultati 2025, attesi il 26 febbraio, e che rappresenta uno dei principali catalizzatori di breve periodo.
Alla base della forza del titolo Poste Italiane c’è la trasformazione profonda del modello di business avviata dal 2018 sotto la guida dell’amministratore delegato Matteo Del Fante. Poste Italiane ha rafforzato in modo significativo:
Grazie a questi driver, Poste appare ben posizionata per registrare, nel periodo 2025-2028, una crescita media annua del 5% dell’utile operativo e dell’utile netto e di quasi il 9% del dividendo.
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Proprio la politica di dividendo resta uno dei pilastri della tesi rialzista su Poste Italiane. Berenberg stima una crescita progressiva della cedola, da 1,21 euro per azione sul bilancio 2025 fino a 1,50 euro per azione nel 2028, con un payout in aumento fino al 77%.
A questi livelli, il dividend yield prospettico è visto salire fino a circa il 6,6% a fine periodo. Si tratta di un elemento che, potenzialmente, potrebbe ridurre la volatilità del titolo, attirare investitori istituzionali orientati al reddito e giustificare multipli più elevati rispetto alla media del settore.
Con il titolo sui massimi storici, il mercato non sembra interrogarsi tanto sulla sostenibilità delle quotazioni attuali, quanto sulla capacità di Poste Italiane di spingersi verso nuovi livelli.
Il target a 26,40 euro indicato da Berenberg rappresenta oggi il principale riferimento per gli investitori. In presenza di conferme sui conti 2025 e di un messaggio chiaro sulla remunerazione degli azionisti, non è escluso che il mercato inizi a prezzare uno scenario ancora più ambizioso.
Per ora, il trend resta impostato al rialzo e le azioni Poste Italiane continuano a essere percepite come uno dei titoli di qualità più interessanti del Ftse Mib.


