Con un balzo del 6 per cento e i prezzi a oltre 19 euro, le azioni Mediobanca sono in vetta al Ftse Mib. Un rally impressionante che si è costruito in modo rapido fin dal primo istante di contrattazioni grazie anche il boom di volumi. Non c’è paragone tra l’andamento delle azioni Mediobanca e quello del Ftse Mib. Il paniere di riferimento di Piazza Affari, infatti, registra una progressione di appena lo 0,6 per cento.
Grazie al boom di acquisti, il titolo di Piazzetta Cuccia migliora in modo sensibile la sua prestazione mensile che è ora pari al 6,85 per cento. Ovviamente in salita anche il verde anno su anno che si attesta a oltre il 22 per cento. I numeri dicono che le azioni Mediobanca performano bene sia nel medio che nel lungo termine ma concentrando l’attenzione solo alla situazione di oggi, quali sono le ragioni alla base di acquisti così ampi?
Prima di provare a dare una spiegazione è bene mettere in evidenza che oggi sembra essere una giornata su di giri per tutto il settore bancario. Nella lista delle quotate migliori della seduta, infatti, c’è anche MPS che guadagna il 3,3 per cento. Bancari protagonisti, quindi, e anche questo non è un caso.
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Come accennato, il comparto bancario resta al centro dell’attenzione a Piazza Affari, con i titoli del settore che si muovono in modo prudente ma costruttivo in vista degli appuntamenti macro di breve periodo. Sullo sfondo c’è soprattutto l’attesa per la decisione della Banca Centrale Europea, prevista per domani, dopo la pubblicazione nella mattinata di oggi dei dati preliminari sull’inflazione dell’Eurozona di gennaio.
Il consensus di mercato indica un rallentamento dei prezzi al consumo a un tasso annuo vicino all’1,7%, livello coerente con un processo di disinflazione ormai avviato. In questo contesto, gli analisti si attendono che la BCE mantenga i tassi di riferimento invariati al 2%, per il quinto meeting consecutivo.
Per le banche, lo scenario resta delicato: da un lato la stabilità dei tassi continua a sostenere i margini di interesse su livelli storicamente elevati, dall’altro cresce l’attenzione verso le indicazioni prospettiche dell’istituto guidato da Christine Lagarde. Qualsiasi segnale su tempi e modalità di un futuro allentamento monetario potrebbe avere un impatto diretto sulle valutazioni del settore, già reduce da una fase di forte rialzo negli ultimi trimestri.
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All’interno del comparto, è appunto Mediobanca il titolo più osservato di oggfi anche alla luce delle recenti novità societarie. Secondo quanto riportato dal Financial Times, circa una dozzina di banchieri di primo piano del private banking ha lasciato l’istituto per approdare in Deutsche Bank, che punta a rafforzare la propria presenza nel segmento della gestione dei grandi patrimoni.
Le uscite si inseriscono in un clima di incertezza seguito al cambio di controllo di Mediobanca, passata sotto l’orbita di Monte dei Paschi di Siena a fine 2025. Il riassetto ha già prodotto effetti ai vertici, con l’uscita dell’ex amministratore delegato Alberto Nagel e l’addio di figure chiave, inclusi diversi managing director. Alla base delle tensioni, il diverso posizionamento strategico: Mps non è storicamente un player centrale nel wealth management, mentre Mediobanca vanta relazioni consolidate con famiglie imprenditoriali e clientela ad alto patrimonio.
Nonostante ciò, Mediobanca resta uno degli operatori più rilevanti del settore in Italia, con un network relazionale che rende i suoi banchieri particolarmente appetibili per la concorrenza internazionale. Nei prossimi mesi, il mercato guarderà alle scelte strategiche di MPS.
Nel frattempo, il nuovo vertice guidato da Alessandro Melzi d’Eril ha avviato una riorganizzazione del wealth management, nominando Francesco Grosoli a capo della divisione. Un passaggio chiave per ridare stabilità a un business che resta centrale nella creazione di valore di Mediobanca.


